ELETTROTERAPIA

L’Elettroterapia usa gli effetti biologici ottenuti dall’energia elettrica a scopo terapeutico e consiste in correnti elettriche con determinate caratteristiche idonee, fatte passare attraverso la parte del corpo interessata.
Si propone una classificazione fisica dell’elettroterapia sulla linea del tipo di corrente impiegata in terapia:

1. CORRENTE CONTINUA

a) corrente galvanica: galvanizzazione, ionoforesi

2. CORRENTI VARIABILI A BASSA FREQUENZA

a) correnti diadinamiche: monofase, monofase interrotta, difase, difase interrotta, diadinamiche corto periodo e diadinamiche lungo periodo, isodinamiche

b) elettrolipolisi

c) tens

 3. CORRENTI VARIABILI A MEDIA FREQUENZA

a) correnti interferenziali: interferenziali, interferenziali autoscan, interferenziali isopotenziali, campo direzionale manuale, campo direzionale automatico

b) medie frequenze modulate

c) correnti di Traebert

d) treni d’impulsi

4. CORRENTI VARIABILI-ELETTROTERAPIA DI STIMOLAZIONE MUSCOLARE

a) muscoli normalmente innervati o in via di re innervazione: correnti rettangolari,

correnti triangolari, corrente faradica.

b) muscoli ipotrofici:correnti di Kotz

CORRENTE GALVANICA

L’applicazione di questa corrente continua unidirezionale avviene in maniera corretta solo se vengono applicate alcune regole basilari. La cute in effetti, presenta una scarsa conducibilità, dovuta allo strato corneo dell’epidermide. La corrente però può penetrare in profondità attraverso i dotti sudoripari e sebacei ed i canali piliferi. La conduzione cutanea viene facilitata interponendo tra cute ed elettrodi una spugna inumidita con soluzione fisiologica di NaCl o di acqua salata.

Galvanizzazione

Esplicazione antalgica e trofica. L’azione analgesica è dovuta,al livello del polo positivo,ad una riduzione dell’eccitabilità del nervo  sensitivo per il verificarsi di un incremento del potenziale di riposo con un’iperpolarizzazione che diminuisce l’eccitabilità delle terminazioni sensitive stesse; l’elettrodo negativo,detto anche «indifferente» viene applicato alla radice dell’arto,sul dorso o in sede lombare. L’effetto trofico (indotto dalla galvanizzazione,al contrario,viene ottenuto usando il catodo (polo negativo) come elettrodo attivo e l’anodo come elettrodo indifferente. Quest’ultimo effetto è legato oltre che all’effetto sul metabolismo cellulare anche a quello sulla vasomotilità evidenziato dalla presenza sulla cute,nella zona di applicazione, di un arrossamento dovuto alla dilatazione dei capillari sottostanti l’elettrodo soprattutto quello negativo,nei quali si ha un aumento del flusso e della velocità ematica. L’iperemia può durare anche per alcune ore dopo la galvanizzazione. Vanno adottati alcuni accorgimenti da cui dipende l’efficacia e la correttezza dell’applicazione.

Principali effetti della corrente galvanica:

Polo positivo (Catodo)  EFFETTO ANALGESICO

– Incremento del potenziale di riposo con riduzione della soglia di eccitabilità per il nervo sensitivo

 Polo negativo (Anodo) EFFETTO TROFICO

– Accelerazione del metabolismo cellulare

– Vasomotilità (dilatazione dei capillari con

aumento del flusso e della velocità ematica)

 Gli elettrodi vanno inseriti in una tasca di spugna imbevuta di una soluzione di NaCl (soluzione fisiologica). Nelle applicazioni a scopo analgesico l’elettrodo attivo, che è il positivo, deve essere più piccolo di dimensioni dell’elettrodo indifferente. Gli elettrodi odierni sono costruiti in gomma caricata con polveri conduttive e sono dotati di buona flessibilità per adattarsi alla superficie di trattamento, bassa resistenza specifica al flusso di corrente, ottima omogeneità di distribuzione della L’intensità della corrente va regolata empiricamente in rapporto alla zona cutanea trattata, all’estensione in superficie dell’elettrodo. Generalmente il paziente deve avvertire un pizzicore, sensazione che viene di norma ben tollerata. La durata di un ciclo di galvanizzazione dipende dalla natura della patologia trattata, dalla sede di applicazione dell’elettrodo ed anche dall’età del paziente. Una seduta di galvanizzazione deve durare almeno dai 20 ai 30 minuti. Quando si devono trattare superfici estese (disturbi trofici degli arti,ecc.) si può ricorrere alle bacinelle galvaniche o al cosiddetto bagno galvanico. Tale tecnica consiste nell’immergere in delle bacinelle contenenti acqua tiepida collegate ai poli del generatore gli arti (bagno a cellette) o tutto il corpo (bagno galvanico di Stanger); l’acqua agisce come elettrodo di superficie. Gli effetti sono legati anche per le bacinelle galvaniche alla polarità dell’elettrodo itrofico al polo negativo, analgesico al polo positivo.

IONOFORESI

La Ionoforesi è una corrente continua unidirezionale per introdurre nel corpo sostanze medicamentose attraverso la cute e ai muscoli, trasferendo in profondità nei tessuti sostanze farmacologicamente attive ed in quantità terapeutiche, permettendo di aumentare il tempo di permanenza in loco della sostanza medicinale e migliorare il trofismo dei tessuti superficiali e profondi. Infatti è stato dimostrato da alcune esperienze (Leduc (inizi del secolo), Katz, Campacci) che, per mezzo della corrente continua, si può avere una migrazione di ioni che obbediscono alla legge della polarità (ioni negativi che migrano nella direzione del polo positivo e viceversa) e che inserendosi nel flusso di corrente penetrano nell’organismo attraverso i dotti sudoripari e sebacei ed i canali piliferi. Una volta avvenuto un legame con gli ioni dei tessuti superficiali si costituirebbe un deposito farmacologicamente attivo (azione locale) destinato poi ad essere mobilizzato attraverso il circolo ematico e linfatico(azione generale). Tale terapia è assolutamente senza dolore e non apporta alcun danno ad altri organi. La ionoforesi viene fatta con un apparecchio che ha due elettrodi (uno positivo e l’altro negativo) di gomma speciale conduttiva con cui viene trasmesso il farmaco scelto per la terapia. La corrente veicola gli ioni medicamentosi verso l’elettrodo di polo opposto. Gli ioni passano attraverso i dotti piliferi e le ghiandole sudoripare. Nel derma profondo parte degli ioni vanno nel circolo capillare mentre la restante parte legandosi alle proteine si accumula in depositi attivi a lenta cessione.

CORRENTE DIADINAMICA – CORRENTI A BASSA FREQUENZA

Sono rappresentate da treni di onde, ottenute raddrizzando la corrente elettrica semisinusoidale a bassa frequenza, modulati in forma, intensità e frequenza. Queste onde con impulsi unidirezionali e sempre positivi, in diverse combinazioni danno origine alle seguenti correnti:

– corrente monofase

– corrente difase

– corrente a corto periodo

– corrente a lungo periodo

– corrente sincopata

Gli effetti terapeutici delle correnti diadinamiche possiedono effetti analgesici, trofici e di riassorbimento degli edemi e degli ematomi. L’azione analgesica è dovuta, a livello del polo positivo, ad una riduzione dell’eccitabilità del nervo sensitivo per l’incremento del potenziale di riposo. La variabilità dei tipi e dei pacchetti delle correnti utilizzabili è legata alla necessità di evitare o minimizzare il fenomeno “dell’ accomodazione” e quindi dell’assuefazione delle strutture stimolate (recettori, cellule nervose sensitive). La terapia con correnti diadinamiche viene fatta tramite due elettrodi con grandezze in base all’area da trattare, in cui viene posizionato l’elettrodo attivo (in corrispondenza del maggior dolore) mentre l’altro elettrodo viene messo nelle vicinanze. Le correnti diadinamiche sono regolate in base alle sensazioni del paziente che segnala la soglia di percezione dello stimolo e della soglia del dolore. Le apparecchiature utilizzate per l’elettroanalgesia oggi sono assolutamente  perfezionate e sicure.

TENS (Transcutaneous Electrical Nerve Stimulation ossia Elettrostimolazione nervosa transcutanea)

La terapia TENS consiste nell’applicazione sulla superficie cutanea, per mezzo di elettrodi, di correnti elettriche con onde di forma quadrata, i cui microimpulsi eccitano solo le fibre nervose della sensibilità tattile situate sotto la pelle. È lo stesso meccanismo che opera, almeno in parte, in tutte le forme di terapia antalgica che agiscono con un’iper-stimolazione. Gli elettrodi sono posti a livello della zona dolorante e coprono la maggior estensione possibile di pelle al di sopra della zona interessata. La TENS ha un effetto antalgico attraverso la stimolazione selettiva dei nervi periferici da parte di impulsi elettrici. La terapia TENS è controindicata per i pazienti portatori di pace-maker, nella gravidanza, per la stimolazione peri-cardiaca e qualsiasi allergia accertata alla corrente. La sensazione che il paziente può avvertire è rappresentata da una sensazione di vibrazione, o se la frequenza è più elevata, di formicolio. La durata varia dai 20-30 minuti con le correnti monofasiche, alle 7-8 ore con le correnti difasiche.

CORRENTI A MEDIA FREQUENZA-CORRENTI INTERFERENZIALI

Questo tipo di corrente, introdotta in terapia da Nemec nel ’50, consente il trasferimento di stimolazioni antalgiche o motorie a bassa frequenza agli strati profondi dei tessuti mediante l’ausilio di frequenze più elevate (4 KHz) che agiscono da «portante» onde ridurre l’impedenza cutanea, evitando qualsiasi problema di irritazione dell’epidermide. Gli effetti principali riconosciuti alle correnti interferenziali sono: eccitomotorio, analgesico, riequilibrante il sistema neurovegetativo. L’applicazione è effettuata mediante quattro elettrodi posizionati sulla cute in modo incrociato; le correnti si diffondono negli strati profondi dei tessuti e si «sommano» generando una specie di battimento o interferenza dovuta all’azione delle linee di forza dei due campi elettrici. Il risultato è la ricostruzione di una bassa frequenza in profondità che esplica la sua azione terapeutica in una zona profonda relativamente estesa, la cui estensione sarà determinata dalla posizione degli elettrodi. La durata delle sedute è di 10-20 minuti, a seconda anche del tipo di interferenziale impiegata e dell’effetto desiderato. Da ricordare ancora che la frequenza di lavoro può essere regolata da 1 a 200 Hz e che le frequenze basse determinano uno spiccato effetto motorio, mentre le frequenze più alte hanno un’azione più antalgica.

MEDIE FREQUENZE MODULATE

Sono conosciute anche come interferenziali bipolari. La differenza rispetto alle interferenziali sta nel fatto che non necessitano dell’applicazione di 4 elettrodi in quanto la bassa frequenza che determina l’effetto terapeutico viene ottenuta modulando la «portante» a media frequenza. Gli effetti ottenuti sono gli stessi delle diadinamiche, ad eccezione degli effetti polari, ma con il vantaggio di una maggiore penetrazione nei tessuti. I possibili effetti terapeutici utilizzabili sono quelli di stimolazione motoria profonda ed antalgico profondo. Le medie frequenze modulate hanno il vantaggio di essere molto ben tollerate anche da pazienti particolarmente sensibili alle stimolazioni elettriche proprio per l’assenza degli effetti polari (caratteristici delle diadinamiche) e ciò li rende indicate inoltre particolarmente ove la zona di trattamento sia in prossimità di protesi metalliche.

ELETTROTERAPIA DI STIMOLAZIONE MUSCOLARE

Le correnti utilizzate a tal fine sono rappresentate dalla corrente faradica e dalla corrente ad impulsi rettangolari e triangolari, con lo scopo principale di un’azione eccitomotrice sulle fibre muscolari denervate o parzialmente innervate e sui gruppi muscolari ipotrofici. Le correnti variabili, rispetto alle galvaniche cadute ormai in disuso, offrono importanti vantaggi applicativi rappresentati sostanzialmente dalla loro elevata capacità stimolante sul complesso neuromuscolare, nella loro maggiore tollerabilità da parte del paziente. La seduta di norma inizia con un leggero riscaldamento locale (ad esempio con gli infrarossi) per diminuire la resistenza cutanea nella zona di applicazione degli elettrodi ed aumentare l’efficienza contrattile. Gli elettrodi, disponibili in varie forme e dimensioni, vanno applicati al ventre muscolare da trattare e posizionati in modo tale che rispetti la tecnica bipolare. Nella stimolazione di piccoli muscoli, specialmente quelli della mano, piede o del viso, è preferibile ricorrere alla tecnica monopolare. L’importanza dell’elettroterapia è legata alla prevenzione ed a ritardare i fenomeni di metaplasia fibrosa che purtroppo sono conseguenti alla mancanza dell’impulso nervoso fisiologico legato a danni nervosi radicolari, tronculari, dei plessi nervosi, da non uso per immobilizzazione prolungata. La durata delle sedute non deve essere superiore ai 15-20 minuti per evitare, soprattutto nei muscoli denervati o parzialmente innervati, l’insorgere di fatica e può essere effettuata più volte al giorno.

CORRENTI DI KOTZ

La stimolazione muscolare secondo Kotz presenta degli obiettivi vantaggi anche nei confronti dell’esercizio fisico, e cioè:

1. migliore selettività dei fasci muscolari da potenziare

2. assenza di affaticamento nel paziente

3. maggiore e più prolungata contrazione del muscolo rispetto a normali contrazioni muscolari volontarie.

L’impiego di tali correnti porterebbe ad un aumento consistente della massa muscolare ed a un aumento della forza spontanea sviluppata dal muscolo. I risultati sono rilevabili in tutti i distretti muscolari ma maggiormente evidenti in quelli a scarso reclutamento volontario (muscoli paravertebrali, muscoli dell’arco plantare, ecc.). Gli elettrodi vanno applicati lungo il muscolo da trattare evitando di stimolare con lo stesso elettrodo due fasci muscolari antagonisti; può comunque essere vantaggioso stimolare in sequenza i muscoli agonisti ed antagonisti, e ciò può essere effettuato con apparecchiature dotate di attivazione sequenziale dei canali di stimolazione. I tempi delle stimolazioni sono estremamente variabili in funzione del muscolo stimolato. In modo empirico ci si può regolare osservando il comportamento muscolare durante le sedute di stimolazione; l’affaticamento del muscolo sarà denunciato da:

• «tremolio» del muscolo stimolato

• indolenzimento del muscolo stesso

• minore velocità di contrazione.

I migliori risultati si ottengono stimolando il muscolo in Isometria in quanto ciò consente di ottenere livelli di contrazione superiori senza raggiungere la soglia del dolore.